«Dal 2026 il bollo non si paga più»? Falso. La riforma c’è, ma è un riordino: cambia quando e come si paga, non quanto — e solo per le auto nuove. Ecco tutte le novità, punto per punto.
Il Parlamento delega il Governo a riordinare i tributi regionali, tasse automobilistiche comprese.
Il Consiglio dei ministri approva il decreto sul federalismo fiscale regionale: dentro c’è il nuovo bollo.
Le nuove regole si applicano ai veicoli immatricolati dal 1º gennaio 2026. Per il parco circolante non cambia nulla.
Il primo bollo va versato entro l’ultimo giorno del mese successivo all’immatricolazione, e quel mese diventa la scadenza fissa per tutti gli anni a venire. Esempio: auto immatricolata il 15 febbraio 2026 → bollo entro il 31 marzo, ogni anno. Sparisce la vecchia regola degli «ultimi 10 giorni del mese»; il sistema, già in uso in Lombardia e Piemonte, diventa nazionale.
Per le nuove immatricolazioni il pagamento è annuale in unica soluzione: niente più frazionato quadrimestrale o semestrale, salvo agevolazioni che le singole regioni potranno introdurre per categorie specifiche.
Ribaltata l’impostazione nata da una sentenza della Corte costituzionale del 2017: dal 2026 il bollo è dovuto anche per i veicoli sottoposti a fermo. Una delle novità più pesanti per chi ha cartelle arretrate.
Se versi per errore a una regione diversa da quella di residenza, l’importo viene riallocato automaticamente a quella giusta: niente più doppi pagamenti e istanze di rimborso.
Per società di noleggio e flotte conta la sede legale effettiva (o quella della gestione ordinaria): stop alle sedi di comodo nelle regioni con tariffe più basse.
Per i veicoli che cambiano mano, il bollo dell’anno resta a carico di chi risultava proprietario al PRA al 1º gennaio: se vendi a marzo, l’annualità è comunque tua.
Tutti i pagamenti confluiscono nell’Archivio Nazionale delle Tasse Automobilistiche, tenuto dal PRA e coordinato dall’ACI: verifiche più rapide e meno errori di abbinamento. Vedi come controllare i tuoi pagamenti.
Verifica il tuo importo con il calcolatore; per l’addizionale sulle auto potenti c’è la pagina superbollo.
No, è una bufala: la riforma riordina scadenze e modalità di pagamento ma non abolisce nulla. Il calcolo resta kW × tariffa e il gettito rimane alle regioni.
No. Le nuove regole valgono solo per i veicoli immatricolati dal 1º gennaio 2026: per il parco circolante restano le scadenze e le regole attuali, salvo future delibere regionali.
Entro il 31 ottobre 2026 (ultimo giorno del mese successivo all’immatricolazione), e da lì in poi ogni anno entro fine ottobre: la scadenza resta agganciata per sempre al mese di targa.
Solo se il veicolo è immatricolato prima del 2026 e la tua regione prevede il frazionato. Per le nuove immatricolazioni il pagamento è annuale in unica soluzione, salvo agevolazioni regionali specifiche.
No: nonostante le ipotesi circolate durante i lavori, l’addizionale erariale sulle auto oltre 185 kW resta in vigore, con le consuete riduzioni legate all’età del veicolo.